Cinque anni fa l’Emilia-Romagna tremava.

La prima e più forte scossa è quella del 20 maggio, pochi minuti dopo le 4:00 del mattino, di magnitudo Richter 5,9.

Nei giorni successivi, lo sciame sismico ha continuato a generare panico e disagi in tutte le province già colpite dal sisma, anche con scosse di significativa entità, come nell’evento del 29 maggio, di magnitudo Richter 5,8. Le vittime saranno in tutto 27, gli sfollati circa 15’000. I danni al patrimonio culturale e all’economia di tutto il territorio colpito sono devastanti. La ricostruzione impegnerà più di 13 miliardi di euro.

http://www.modena24.net/terremoto-emilia-20-maggio-2012-per-non-dimenticare/
Torre dell’orologio distrutta – Novi di Modena (dal web)

Il terremoto, una realtà così sorprendentemente quotidiana per la costituzione geofisica dell’Italia, che spesso ce ne dimentichiamo, fin quando non succede. Sismologi e geologi, in occasione dei grandi eventi sismici, continuano a spiegarci come funzionino la meccanica e i meccanismi di tali eventi. Ma finita l’emergenza – sempre che l’emergenza abbia una fine – la coscienza collettiva sembra tornare ad addormentarsi, e a bearsi dell’illusione: «È appena successo. Non può capitare presto, di nuovo.» Ma la terra trema, continuamente. Fra qualche mese, ad agosto, cadrà il primo anniversario del sisma del Centro Italia.

E che cosa è dunque cambiato, nel frattempo, dal terremoto dell’Emilia-Romagna? E da quello dell’Aquila del 2009? Potremmo continuare a guardare indietro nel calendario sismico dell’Italia: Umbria 1997, Campania 1980, Friuli 1976, solo per ricordarne alcuni. Non sono date lontane nel tempo, queste: la lontananza nel tempo spesso diventa dimenticanza.

Che cosa è dunque cambiato? In occasione di questi infausti eventi si sente parlare di emergenza, ma l’emergenza è qualcosa che capita improvvisamente, senza preannunciarsi e con violenza, improvviso e violento come lo è un terremoto. Certo, ma come trincerarsi dietro il carattere dell’emergenza quando si tratta di eventi quotidiani? Dal 23 agosto 2016 al 23 gennaio di quest’anno, sulla base dei dati dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), gli eventi di natura sismica sono stati circa 4’900, quasi il doppio dei sismi che si verificano in un anno, in tutta la penisola.

Che cosa è dunque cambiato? I terremoti, per nostra sfortuna, non possono essere previsti. Sono come un fulmine a ciel sereno, colpiscono e basta. E che cosa resta dopo? Il sordo rumore del tuono, e la terra bruciata. Perché, allora, non si riesce mai a spegnere gli incendi dei fulmini precedenti? Il lampo è un attimo, e quando lo vedi è già finito. Ma il rumore, che rimbomba secondi interminabili, come interminabile è il tremore della terra, come si fa a dimenticarlo così presto?

Come si fa a dimenticare il ricordo?

 

Andrea Picchi

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