Nella settimana che ha come protagonista la 30esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, i dati Istat su italiani e lettura ci raccontano una classe dirigente quanto mai distante dalla pratica di leggere libri, che siano cartacei o ebook. Un dato forse significativo della situazione del Bel Paese che porta anche a farsi delle domande: e se dirigenti, imprenditori e liberi professionisti che ogni giorno dirigono attività e imprese piccole e grandi diventassero dei buoni lettori, potrebbero contribuire meglio al futuro di tutti?

 

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L’immagine realizzata da Gipi per il Salone del Libro di Torino 2017. Fonte: lifegate.it

Il 18 maggio si è aperta la 30esima edizione del Salone del Libro di Torino, la più importante manifestazione del settore d’Italia, sia per i lettori che per gli operatori del mondo editoriale. Non capita spesso che i libri siano così tanto sotto i riflettori e diventa, questo, il momento giusto per parlare e riflettere di quanto e come leggiamo noi italiani.

 

Partiamo dai dati ufficiali: secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, che ha appena raccontato le ultime fotografie della nostra società nel Rapporto Annuale 2017, a Palazzo Montecitorio, lo scorso 17 maggio, il 57% della popolazione non legge nemmeno un libro l’anno. A contribuire pesantemente a questo risultato non sono i giovani, non sono gli anziani, ma è la nostra classe dirigente: quell’insieme di imprenditori, professionisti e dirigenti che possiede generalmente un titolo di studio elevato (laurea o post laurea), che vive per lo più nelle aree metropolitane e che persegue uno stile di vita e una partecipazione elevate, ma del quale ben il 38,6% nel 2015 dichiara ancora di non aver letto nessun libro, valore che sale al 44,6% tra gli uomini e scende al 25% tra le donne. E solo l’11,6% legge un libro al mese. In realtà, per fortuna, un dato in lieve miglioramento: nel 2014 era il 39,1%.

Dunque a praticare di meno la (buona) abitudine della lettura sono soprattutto gli uomini che ricoprono incarichi manageriali. Ora, la statistica ci insegna che una correlazione (due dati che si presentano contemporaneamente) non da luogo per forza a un nesso (rapporto di causa ed effetto). Ma, senza dare per scontato legami logici, questi dati portano a farsi una domanda: e se i manager e la classe dirigente tutta si riavvicinasse ai libri, ne potrebbe venir fuori qualcosa di buono per tutti?

A questo quesito mi ha portato il tema che fa da filo conduttore al Salone del Libro“Oltre il confine” e l’illustrazione realizzata magistralmente da Gipi nell’immagine guida: una ragazza, che supera un confine, un muro ricoperto da filo spinato, poggiandosi su un libro. Un’immagine potente, che porta a pensare a tanti confini, a tanti muri: da Israele al Messico, per fare una sintesi solo esemplificativa.

Pensando al nostro Paese, per fortuna non mi vengono in mente muri fisici da superare, ma penso al momento che stiamo vivendo: disoccupazione, crescita lenta, futuro incerto, soprattutto per chi ha più futuro davanti a sé.

Anche questi sono muri. Personalmente, un tentativo di andare oltre questi confini, poggiandosi sui libri, io lo farei. Magari iniziando dal Salone del Libro diretto da Nicola Lagioia.

Federica Macchia

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/05/20/per-un-futuro-oltre-il-confine-della-crisi-portiamo-i-manager-italiani-al-salone-del-libro-di-torino/

 

 

 

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