È vero, il mondo e la società in cui viviamo non sono più gli stessi rispetto a solo qualche decennio fa. Tanti, tantissimi cambiamenti hanno fatto sì che gli equilibri, seppur precari, venutisi a creare in passato ora siano venuti pian piano meno.

Tra i fattori responsabili mi viene subito in mente l’esponenziale sviluppo tecnologico, che ci ha trovati impreparati ad organizzarne un uso il più possibile virtuoso, ma anche lo strapotere della finanza che ha soffocato l’economia, la progressiva “povertà” delle classi dirigenti che spesso non hanno saputo frenare l’una o rilanciare il primato dell’altra, e infine il venir meno di un pensiero “forte” che ha lasciato spazio a tanti pensieri “deboli”.

Tra i primi ad averne fatto le spese sono i più giovani, costretti a portare sulle spalle un peso che non hanno voluto loro. In tanti lo sopportano non permettendogli di uccidere le loro speranze, altri se ne liberano credendo che la loro vita possa diventare più leggera. Gli uni tra mille difficoltà proseguono il cammino, gli altri, inseguendo la leggerezza, volano con uno spinello e per tornare giù si zavorrano con un boccale di birra.

Il signor Emilio Stagni (“fai.inoformazione.it”, 14/05/2017) si è occupato a lungo di questi ultimi. Purtroppo senza conoscerli, ma infliggendoci una sequela di luoghi comuni come sempre succede a chi parla di un argomento che non conosce. Li descrive passivi rispetto alla società che gli scorre davanti veloce. Privi della voglia di fare, sufficientemente appagati nel girare “per le strade della città con una bottiglia di birra in mano, braccia tatuate, piercing”.

No, non sono d’accordo con lui su niente ma non starò a riprenderlo punto per punto (per chi volesse conoscerne il pensiero rimando al suo articolo). Giusto una piccola sintesi di come gli appaiono i giovani.

“… Forse è uno studente…si sente profondamente omologato con lo stile di vita dei suoi coetanei. La società in cui vive non gli appartiene e non gli interessa. Non apprezza il mondo che lo circonda, ma nemmeno lo contesta…Forse sta cercando da troppo tempo un lavoro, ma da tempo ha smesso di darsi da fare per un obbiettivo che non fa più parte dei suoi orizzonti”.

Nessuno di loro, secondo lui, confrontabile con “Jack Kerouack, Allen Ginsberg, William Burroughs” o quelli che hanno infiammato il “’68 parigino”.

Boh, avrà ragione. A me interessa invece parlare dei giovani dei quali, evidentemente, Stagni neppure conosce l’esistenza, perché, se li conoscesse, andrebbe fiero di loro come lo sono io. Ne sono certo.

Questi giovani, seppure con tantissimi ed innegabili problemi, continuano a puntare, con la voglia e la freschezza che li (ci) contraddistingue, sull’obiettivo che si sono dati: una buona formazione, un lavoro che oltre a permettergli di mantenersi, gli dia anche il senso delle cose ben fatte che è poi l’unica felicità che l’essere umano possa permettersi di inseguire.

Pura ingenuità? No! Sogni, visione e impegno.

È vero, non tutti sanno subito cosa vogliono, ma imparerebbero presto a saperlo, se il mondo degli adulti li aiutasse con l’esempio e i governi facendo il loro mestiere. Siamo ragazzi e se ci avessero fatti già adulti non staremmo qui a parlarne e purtroppo sono pochi gli adulti in giro sui quali possiamo contare. I più sono messi peggio di noi, eterni adolescenti, incapaci di darsi un obiettivo e perseguirlo con coerenza.

I “miei” Millennials, loro malgrado, con il “Maggio francese” e la fantasia al potere, ossia con il casino, se la devono vedere tutti i giorni. Lo combattono a gran voce, senza pistole o bombe incendiarie, ma ogni giorno, studiando e lavorando per diventare qualcuno nel futuro. Per avere la possibilità di conoscere altri luoghi da viaggiatori e non da emigranti, per rendersi indipendenti dalle loro famiglie o poterle aiutare se sono in difficoltà.

I miei Millennials fanno tanto volontariato. Nelle grandi città come Roma pullulano associazioni che puliscono i parchi, portano cibo ai senzatetto, aiutano le ragazze madri e le case famiglia. Spesso intervengono anche là dove lo Stato, uno che possa dirsi degno di essere definito tale, dovrebbe agire senza delegare troppo al Terzo Settore. Il volontario dovrebbe poter scegliere gli ambiti in cui offrire la propria solidarietà e non sentirsi costretto a intervenire dove lo Stato manca totalmente.

Agli adulti come il signor Stagni può far comodo pensare a noi come a dei fannulloni. In questo modo si risparmiano il pensiero della solidarietà nei nostri confronti. Parlo di quella morale e di quella materiale visto che ci sentiamo dire continuamente che non sanno cosa fare per noi e che non avremo mai una pensione. Che coloro i quali hanno lavorato per quaranta anni si godano una pensione meritata e conquistata non è uno scandalo. Che per noi si dia per scontato che non ne disporremo, questo si è scandaloso. E la ragione la conoscete benissimo. Le prospettive di lavoro e di una giusta pensione ci vengono sottratte dalla tolleranza che il mondo degli adulti mostra, da prima ancora della mia nascita, nei confronti del malgoverno e della corruzione, degli sprechi e dell’irresponsabilità da parte di tutti coloro che si presentano dicendo innanzitutto di essere responsabili.

A proposito di senso di responsabilità, di quello vero e non solo dichiarato, vorrei portare qualche esempio che non è quello che tutti si aspettano, il caso di Mark Zuckerberg che a soli 23 anni ha inventato Facebook. Per tante ragioni, e non solo perché vive negli Stati Uniti, il suo caso ci riguarda poco. Rappresenta un esempio di successo ma anche di grande cinismo.

Voglio invece parlare di casa nostra.

Marco Morini, a 27 anni ha co-fondato Sbskin, startup che, attraverso un’edilizia altamente innovativa, costruisce edifici tecnologicamente avanzati, in grado di sfruttare l’energia solare. O Jacopo Mele, addirittura a 22 anni è presidente della fondazione tecno-filantropica Homo Ex Machina e cofondatore di AREEA, un’associazione che si occupa della protezione delle persone dalle sostanze inquinanti.

Vogliamo cambiare settore?

Non ne conosco i nomi, ma la categoria è considerata la migliore al mondo nelle missioni di pace: sono i nostri giovani militari.

E potrei continuare citando i giovani eccellenti nella ricerca scientifica, molti dei quali hanno raggiunto il successo all’estero e non troverebbero mai posto in Italia se volessero tornare.

Oppure, potrei nominare uno per uno i tanti campioni e campionesse olimpionici tra i quali non sono pochi quelli sfuggiti al destino che il signor Stagni considera per tutti inevitabile. Hanno saputo costruirsi un presente che è di gloria per tutti noi, giovani e adulti. Molti di loro provengono da luoghi dove il posto di lavoro è garantito dalle mafie e quel posto lo hanno rifiutato insieme alle mafie che glieli avevano offerto. Le stesse mafie rifiutate, anche a costo della vita, altro che “Maggio francese”, dai ragazzi di Secondigliano che sfilano in piazza sfidandole.

E da ultimo, il pensiero affettuoso e riconoscente va alle migliaia di giovani della mia età che lavorano nei call-centers per meno si 3 Euro all’ora, e che, mi creda, signor Stagni, il tempo per la birra lo trovano forse nel fine settimana, a patto che non siano di turno. Per loro il grosso problema è che gli sia concesso il tempo per fare pipì e siccome non è detto che lo ottengano, sapendo che chi beve birra ne fa tanta, il lusso infrasettimanale non se lo concedono. Forse anche per questo si rifugiano in un tatuaggio. Ma che male c’è?

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/05/21/il-futuro-che-non-ci-avete-dato-e-che-noi-ci-costruiamo/

 

 

 

 

 

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