È arrivato ieri a Riad, in Arabia Saudita, il presidente americano, sfoderando inaspettatamente un approccio pacifico ed amichevole. L’obiettivo è quello di spingere gli stessi musulmani a condannare apertamente il terrorismo islamista e a combatterlo, aiutati dagli armamenti americani

Dopo le anticipazioni che avevamo avuto durante la campagna elettorale, e a seguito delle denunce degli ultimi odiosi attentati che hanno colpito l’Occidente, era molto atteso, quanto mai temuto, l’arrivo di Donald Trump in Arabia Saudita.

Il presidente americano ha finalmente avuto i primi contatti con quel mondo islamico che solo qualche mese fa accusava di essere complice e causa di terrorismo, senza alcuna distinzione (“Gli islamici ci odiano”, diceva)

Ieri a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, Donald Trump ha tenuto il suo primo discorso davanti al mondo islamico, alla presenza dei leader del Gulf Cooperation Council, accolto in pompa magna da re saudita.

A scrivere il discorso, che avrebbe poi ottenuto grande successo, è Stephen Miller, lo stesso che solo poche settimane fa aveva redatto il “travel ban”, il decreto con cui Trump ha vietato l’ingresso in America dei cittadini provenienti da sette paesi arabi.

Di ben diversa fattura è invece il discorso pronunciato ieri dal presidente americano: utilizza toni più pacati rispetto a quelli impiegati anche in campagna elettorale; si rivolge agli ascoltatori musulmani in modo amichevole e pacifico e, soprattutto, sono praticamente assenti riferimenti ai temi caldi che riguardano i paesi arabi, il trattamento delle donne, la democrazia, la tutela dei diritti, per non creare tensione.

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Donald Trump accolto dal re Salman dell’Arabia Saudita – Immagine dal Web –

‹‹Vi ringrazio per questa ospitalità fantastica. Il mio è un messaggio di amore per aprire una nuova era nei nostri rapporti››, così è iniziato il discorso, auspicando ad una nuova fase, diversa da quella Obama, dei rapporti tra l’America e il mondo arabo.

L’obiettivo di Donald Trump, probabilmente consigliato da chi di dovere, è quello di rafforzare la coalizione dei paesi arabi in una lotta autonoma, e in prima linea, contro il terrorismo islamico, aiutati dall’America e dall’Occidente. Che si sia forse capito che eccessive ingerenze esterne in queste situazioni non fanno altro che peggiorare le cose e bisogna, invece, lasciare che i problemi siano risolti internamente?

‹‹Questa non è una lotta tra le diverse fedi, sette o civiltà. Questa è una lotta tra criminali barbarici che cercano di annullare la vita umana e le persone di tutte le religioni che cercano di proteggerla. Questa è una lotta tra il bene e il male››.

Non sono più, quindi, tutti terroristi i musulmani, ma bisogna distinguere tra gli estremisti che degenerano nel terrorismo e i musulmani che invece tutti i giorni onorano la propria fede senza fare male alcuno, anzi difendono i diritti.

Bisogna ‹‹restare uniti contro l’uccisione di musulmani innocenti, l’oppressione delle donne, la persecuzione degli ebrei e il massacro dei cristiani. I leader religiosi devono lanciare un messaggio chiaro – afferma Trump -. La barbarie non vi porterà nessuna gloria, la pietà al male non vi porterà nessuna dignità. Se scegliete la via del terrore, la vostra vita sarà vuota, la vostra vita sarà breve a la vostra anima sarà condannata››. Non sono solo i musulmani ad essere chiamati ad agire in prima linea per difendere la pace ma anche gli esponenti arabi delle altre due religioni monoteiste, gli ebrei e i cristiani, tutti i giorni perseguitati e uccisi solo perché miscredenti.

L’obiettivo di Donald Trump è quindi quello di riportare la pace nei paesi arabi, senza però eccessiva ingerenza delle forze armate americane, ma sfruttando lo stesso senso di appartenenza e di oppressione dei musulmani, arabi e ebrei, chiamati ad estirpare il cancro estremista e prima di tutto l’Isis. Non basta però un semplice discorso per fare questo, infatti ieri il presidente americano ha firmato diversi accordi commerciali per un valore di diverse centinaia di miliardi di dollari e che prevedono la fornitura da parte degli americani di armi, equipaggiamenti e sistemi antimissili a sostegno di chi combatte per la pace.

Ma ‹‹L’America è pronta a stare dalla vostra parte, in nome degli interessi comuni e della sicurezza. Ma le nazioni del Medio Oriente non possono aspettare che sia la forza dell’America a schiacciare questo nemico per loro. Le nazioni del Medio Oriente devono decidere che futuro vogliono per sé stesse, per i propri figli››.

Un debutto migliore di quanto ci si aspettava, utile a risollevare il presidente americano dai numerosi problemi che sta avendo anche sul fronte interno, a partire dal “Russiagate” e dall’alea di un possibile impeachment.

Il viaggio di Donald Trump prosegue oggi e domani in Israele e in Cisgiordania dove egli incontrerà Benjamin Netanyahu e Abu Mazen. L’obiettivo è cominciare a lavorare per raggiungere un’intesa di pace anche sul quel versante, nei rapporti tra Israele e Palestina.

Mercoledì arriverà in Italia dove incontrerà Papa Francesco nella Santa Sede (proseguendo poi per il G7 di taormina), affrontando nuovamente i temi della difficile situazione in Medio Oriente e della necessità di gettare le basi per raggiungere la pace.

 Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/05/22/donald-trump-in-arabia-saudita-dalla-condanna-degli-islamici-alla-lotta-contro-il-terrorismo/

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