Prosegue l’indagine sull’attentato che ha provocato 22 morti alla Manchester Arena durante il concerto di Ariana Grande: Ian Hopkins, capo della Greater Manchester Police, ha tenuto a precisare che nel mirino c’è un intero “network”. Salgono a otto i fermi “significativi” legati alla strage del concerto rivendicata dall’Isis e si diffonde la notizia che sarebbe stato trovato esplosivo “per nuovi attacchi”. Mentre Londra, irritata per le notizie su Manchester diffuse dagli americani, blocca lo scambio di informazioni con gli 007 di Washington.

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Salman Abedi

 

Le indagini e gli ultimi arresti

Al centro del lavoro della polizia britannica c’è sempre lui: Salman Abedi, l’attentatore del Manchester Arena. I suoi viaggi, la sua fede, i suoi ultimi spostamenti prima di farsi esplodere, la zona della città in cui viveva, le persone che frequentava. Parte tutto da questo ragazzo di soli 23 anni di origini libiche, che però non ha fatto tutto da solo: troppo difficile assemblare da solo quel tipo di bomba, troppo difficile per un solo uomo organizzare tutto. Figlio di rifugiati libici anti-Gheddafi sbarcati nel Regno Unito negli anni ’90 e nel frattempo tornati in patria, Salman non è stato che l’esecutore materiale, a quanto pare.

Spunta fuori un altro fratello, Hassan, che insieme a lui avrebbe giurato fedeltà all’Isis e che ora è stato arrestato; il padre Ramadan, fermato a Tripoli. E poi gli ultimi arresti: il primo effettuato in un blitz nella zona di Withington, il secondo a Manchester. Gli arresti “significativi” per la polizia salgono dunque a 8 persone, ma sembrano essere la punta dell’iceberg: si cerca un network, una rete, che affonda le sue radici nel caos della Libia post Gheddafi, ferita e colpita dai bombardamenti della Gran Bretagna di David Cameron e della Francia di Nicolas Sarkozy.

Il primo nome della lista è quello del presunto artificiere che si sospetta abbia confezionato la bomba. Anche qui tante ipotesi e nessuna certezza: dalle immagini pubblicate dal New York Times e raccolte sul luogo dell’esplosione, si evince che l’attentatore ha utilizzato un ordigno rudimentale ma potente, con esplosivo trasportato in un barattolo di metallo, nascosto o in una maglietta nera oppure in uno zainetto blu di marca Karrimor e probabilmente attivato tramite un piccolo detonatore tenuto nella mano sinistra.

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Salman Abedi poteva essere fermato?

E torniamo a lui, l’attentatore. Amici, membri della comunità libica e alcuni familiari si sarebbero rivolte ai servizi per allertarli su quel giovane che inneggiava alla jihad.

A scorrere le informazioni e le segnalazioni che hanno fatto  su di lui una domanda sorge spontanea: ma Salman Abedi poteva essere fermato? Il suo può essere considerato un mancato allarme da parte della security britannica? Secondo il Telegraph, Abedi era stato segnalato alle autorità dell’antiterrorismo britannico almeno cinque volte, ma non è stato fermato. In particolare il quotidiano spiega che anche alcuni amici del ragazzo avrebbero contattato le autorità dopo che il 22enne aveva detto loro che “essere un attentatore suicida era ok”.

Se tutto ciò fosse confermato, sorgerebbe più di un dubbio sul fatto che l’attentato di Manchester poteva essere evitato.

Fuga di notizie: la crisi tra Uk e Usa

Sui media americani sono state pubblicate le foto della bomba fatta esplodere martedì sera a Manchester e i servizi di intelligence britannici si sono infuriati.

Risultato: la polizia britannica ha interrotto la condivisione di informazioni con gli Stati Uniti.

A questo proposito è intervenuta anche la premier Theresa May, che si è detta molto irritata e che, al termine della riunione del Cobra, il comitato di emergenza di alto livello, ha dichiarato:

“Discuterò con Trump della fuga notizie su attacco a Manchester al vertice Nato di Bruxelles. Dirò chiaramente al presidente Usa che le informazioni di intelligence che vengono condivise dalle agenzie per la sicurezza devono rimanere al sicuro”.

Il presidente Usa Donald Trump si è prontamente scusato e, all’avvio del vertice Nato a Bruxelles, prima ha chiesto un minuto di silenzio per le vittime di Manchester e poi ha garantito:

“Andremo fino in fondo per trovare i responsabili, queste fughe di notizie sono una minaccia per tutti”.

Federica Macchia

https://wordpress.com/post/metropolitanmagazineitalia.blog/52210

 

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