Il Tribunale di Roma ha revocato l’ordinanza con cui ad aprile aveva imposto lo stop a Uber di operare in Italia perché potenzialmente lesivo del regime di concorrenza leale. Potrà agire indisturbato solo Uber Black, le altre versioni rimangono bloccate

Uber Black potrà continuare ad operare in Italia: lo ha stabilito il Tribunale di Roma a seguito del reclamo proposto dal colosso americano contro la decisione di voler sospendere l’uso di tutta l’applicazione in Italia (Black, X e Pop), perché lesiva della concorrenza leale nel mercato dei trasporti non di linea (più precisamente i taxi).

La decisione era nell’aria, infatti già a metà aprile il Tribunale aveva sospeso l’ordinanza che vietava agli autisti Uber (indistintamente) di circolare, accogliendo le istanze degli amministratori dell’applicazione dirette a consentire almeno a Uber Black di continuare a lavorare.

A seguito della sentenza del Tribunale di Roma, i rappresentanti del gigante californiano avevano immediatamente proposto appello, come gli stessi avevano comunicato in un apposito comunicato: “Abbiamo presentato domanda di appello poiché crediamo che questa ordinanza vada in direzione opposta rispetto alle linee guida europee in materia di apertura al mercato dei trasporti e al più recente Milleproroghe, che ha ribadito la non vigenza del rientro in rimessa per gli Ncc”. Infatti il settore dei trasporti non di linea è ancora regolato da una legge del 1992 rimasta inerte alle modifiche delle esigenze della società e del regime di concorrenza imposto dall’Unione Europea.

Ieri, i giudici hanno deciso di riformare la propria posizione, confermando il blocco di Uber Pop e Uber X ma consentendo invece agli autisti di Uber Balck (gli NCC essenzialmente) di circolare senza alcuna limitazione.

Siamo davvero felici di poter annunciare a tutte le persone e agli oltre mille autisti partner di Uber che potranno continuare ad utilizzare la nostra applicazione in Italia. Ora più che mai è forte l’esigenza di aggiornare la normativa datata ancora in vigore, così da consentire alle nuove tecnologie di migliorare la vita dei cittadini e la mobilità delle città”, comunica il colosso americano per mezzo di una nota diffusa in rete.

Tutto questo perché il Tribunale ha seguito la via scelta dal Parlamento che ha deciso di rinviare al prossimo 31 dicembre (attraverso il Decreto Milleproroghe) l’entrata in vigore della legge che regolamenta le pratiche di trasporto non di linea esercitato abusivamente. Ma ancor più importante è stata l’introduzione del c.d. “emendamento Lanzillotta” che ha sospeso determinate disposizioni che i tassisti avevano chiesto per egolamentare il settore.

Se della sentenza in molti possono essere soddisfatti, non solo gli autisti ma anche gli utenti, decisamente contrariati sono i tassisti che da sempre lamentano la concorrenza sleale di Uber in grado di danneggiarli, a causa dei prezzi più bassi che la prima offre, perchè esente dalle soglie predeterminate per legge e dalla necessità di coprire gli alti prezzi che i tassisti hanno dovuto affrontare per ottenere la licenza (anche 100/150 mila Euro in una città come Roma).

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Nelle scorse settimane si sono susseguiti scioperi e manifestazioni dei tassisti contro lo slittamento del decreto al 31 dicembre e l’accoglimento dell’emendamento “Lanzillotta”

Il Tribunale di Roma ha oggi ribaltato la propria decisione del 7 aprile con la quale ordinava lo Stop del servizio Uber Black su tutto il territorio nazionale. Purtroppo, la politica e i veri poteri forti hanno avuto la meglio. Il Tribunale infatti ha ritenuto di non poter non tenere in considerazione l’Emendamento Lanzillotta approvato nel corso di questa causa che è andato ad incidere sul principio di territorialità e sull’obbligo di rientro a rimessa a carico degli Ncc. Pertanto, grazie al nostro Parlamento e agli impegni assunti e non rispettati dal Governo, un servizio completamente abusivo (come Uber Black) potrà continuare ad operare in Italia – Ha affermato il segretario di Ugl e presidente dell’Associazione tutela legale taxi Alessandro Genovese, continuando – Non abbiamo parole per descrivere il nostro sconcerto per un Governo, un Parlamento, una Autorità a tutela della concorrenza e una destinata a regolare proprio i trasporti, che hanno fatto di tutto per ‘salvare’ una multinazionale aspirante monopolista che vuole sottrarre il lavoro a cittadini italiani – aggiunge – impedendo alla magistratura di proseguire nella propria lotta all’abusivismo iniziata con le sentenze della Corte Europea del 2014 sino ad arrivare a quelle dei Tribunali di Milano e di Torino che avevano vietato Uber-Pop nel 2015 e nel 2017. Ad oggi, dunque, il servizio Uber Black resterà operativo. Il servizio Uber-Pop invece continuerà comunque ad essere vietato su tutto il territorio italiano. Noi possiamo solo ribadire che continueremo a lottare per il nostro lavoro contro ogni forma di abusivismo e in tutte le sedi, fino a quando non debelleremo questa piaga che si chiama: Abusivismo!”.

Con questa decisione il Tribunale di Roma ha preso la strada della concorrenza (leale) e della liberalizzazione di questo settore come è stato più volte imposto dall’Ue (a suon di procedure di infrazione), non ancora scelta invece dal nostro legislatore che sta temporeggiando nel redigere una normativa a riguardo che tuteli però anche gli stessi tassisti, diversificando, così, le forme di servizi, come richiesto più volte durante le manifestazioni.

Esigenza sottolineata anche dal Codacons che accetta di buon grado la sentenza in un’ottica di apertura alla concorrenza, come ha commentato il presidente Carlo Rienzi: “Una decisione che avrà ripercussioni positive soprattutto per gli utenti, i quali potranno godere di maggiori servizi e concorrenza nelle proprie scelte. Ora il passo successivo da compiere è quello di arrivare ad una normativa in grado di integrare le nuove possibilità offerte dal mercato e dalla tecnologia affiancandole ai taxi tradizionali, per evitare che gli utenti siano danneggiati da una chiusura totale all’evoluzione”.

 

Lorenzo Maria Lucarelli

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