Che l’attuale Premier Paolo Gentiloni abbia le ore contate non è più un mistero. Continua senza sosta il gioco delle “consultazioni” tra i partiti per far in modo di dotare il Paese di una legge elettorale. Non capaci di trovare un’intesa e di produrre ex novo un codice elettorale, i partiti volgono lo sguardo al di là dei confini nazionali. Dopo la bocciatura dell’Italicum, che in parte riprendeva alcune peculiarità del sistema francese (ballottaggio), ora l’attenzione ricade sul modello tedesco. Il partito democratico nei giorni scorsi aveva dato alla luce, attraverso la voce del capogruppo alla camera Ettore Rosato, un nuovo sistema elettorale definito, appunto, Rosatellum. Questo sistema già possedeva al suo interno elementi di stampo “teutonico”, prospettando l’elezione di metà seggi con un sistema proporzionale e l’altra metà con un sistema uninominale.

Lo stesso “rosatellum”, infatti, viene definito un sistema “similtedesco” presentando, però, delle differenze sostanziali nella fase dell’assegnazione dei seggi: l’assenza di correlazione tra la fase uninominale e quella proporzionale. I listini del proporzionale, quindi, non saranno in nessun modo comunicanti con i collegi dell’uninominale. Così facendo si snatura la legge tedesca del suo elemento caratteristico, che rispettando la proporzionalità dei voti ottenuti da ogni partito in ogni Land non prevede un numero fisso di seggi per la camera elettiva. Inoltre, il sistema prospettato dal PD, a differenza del possibile e nuovo “tedeschellum”, non prevede la possibilità di un voto disgiunto, sottoponendo all’elettore un’unica scheda racchiudente ambedue le scelte. Infine, l’altra caratteristica spinosa, e ancora non risolta, è quella della percentuale minima di voti utili alla ripartizione dei seggi. Attualmente in Germania tale soglia è fissata al 5%, in Italia questo crea dei dissensi per via dell’opposizione forte di uno dei partiti di Governo, Area Popolare, che ne propone un abbassamento.

Si è giunti alla formulazione di un possibile “tedeschellum” come conseguenza dei numerosi emendamenti presentati a seguito della discussione in Parlamento della legge Piddina.

I partiti politici hanno reagito in maniera differente in base ai dati riportati nei sondaggi, cercando di smussare o modellare la proposta secondo le proprie esigenze e strategie.

Il partito più accondiscendente in questa delicata fase pare essere la “Lega Nord”. Matteo Salvini è ansioso di raccogliere nel momento secondo lui più propizio i frutti di una intensa campagna elettorale. L’esigenza di una consultazione popolare nell’immediato, quindi, pone in secondo piano la discussione riguardante l’architettura elettorale.

Per ciò che riguarda le proposte del M5S vale la pena sottolineare come i pentastellati, attraverso gli emendamenti, si siano impegnati affinché si possa introdurre, così come previsto dal sistema originale tedesco, il voto disgiunto, che permetterebbe di votare un candidato nei collegi uninominali senza votarne automaticamente il partito collegato nella parte relativa al proporzionale. Nonostante la tendenziale accettazione di un sistema siffatto, il movimento continua a presentare il vecchio sistema figlio del Web: il “democratellum”.

Area Popolare, data nei sondaggi intorno al 3%, non poteva che essere l’antagonista d’eccellenza dell’attuale proposta. Come sopra ricordato, infatti, la soglia di sbarramento fissata al 5% non permetterebbe all’attuale partito di governo di poter entrare in parlamento. La proposta di modifica quindi verte principalmente sull’abbassamento della soglia dall’attuale cinque al due o tre per cento.

Forza Italia si schiera apertamente a favore di un proporzionale in grado di proiettare definitivamente le scelte dei cittadini nell’istituzione parlamentare. Gli emendamenti presentati dal popolo di Silvio Berlusconi hanno come fine ultimo quello di avvicinare la proposta “similtedesca” del PD all’originale sistema tedesco.

Anche Sinistra Italiana preme affinché ci si avvicini alla legge ispiratrice in modo considerevole: “Correggiamo il ‘Rosatellum’ introducendo la doppia scheda, riequilibrando la rappresentanza di genere, riducendo il numero delle firme e permettendo la sottoscrizione anche in maniera digitale”.

Matteo Renzi, unica voce rilevante del partito democratico,  nonostante la sua netta preferenza per i sistemi di stampo maggioritario, pare aver digerito l’idea di un sistema alla tedesca pur di mandare gli italiani alle urne il prima possibile. Altra caratteristica alla quale il PD certamente non rinuncerà è quella dell’alta soglia di sbarramento che ridurrebbe la competizione elettorale a soli quattro partiti: PD, M5S, Forza Italia e Lega Nord.

Ad oggi l’unica possibile soluzione all’impasse sulla legge elettorale pare quella dell’implementazione di un sistema alla tedesca. Sistema, quest’ultimo, che vedrebbe l’approvazione dei tre grandi partiti parlamentare (PD, M5S e FI) sostenuti dalle minoranze di sinistra e dalla Lega Nord. Unica opposizione forte e altisonante risulta essere quella della compagine capitanata dall’attuale ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Certezza assoluta, invece, pare essere il periodo in cui verrà posta fine all’esperienza del “supplente” Gentiloni. Secondo Matteo Renzi la data utile per le votazioni sarebbe il 24 Settembre, Berlusconi avrebbe indicato il mese di ottobre non specificando una data precisa, mentre il giovane Leader dei pentastellati, Luigi Di Maio, preferirebbe andare al voto il 15 Settembre, data utile a non far maturare il vitalizio agli attuali parlamentari.

William De Carlo

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