I due giorni passati a Taormina hanno rappresentato per il “Gruppo dei 7” un momento fondamentale per programmare le politiche future, necessario per cercare una soluzione ai problemi che si riscontrano su larga scala. Non tutto è andato come ci si aspettava, complice un Donald Trump fermo sulla sua posizione

Commercio, immigrazione, clima, terrorismo, Africa, erano questi gli snodi fondamentali all’ordine del giorno del G7 siciliano svoltosi il 26 e 27 maggio. In una Taormina asserragliata, alla presenza di vecchie conoscente e nuovi arrivati, il “Gruppo dei 7” (Canada, Francia, Germania, Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone) si è riunito per discutere politiche future e condivise su argomenti problematici di grande attualità.

Questi erano i piani prima che il vertice iniziasse. L’esito è stato diverso dalle aspettative, anche perché non tutti hanno partecipato collaborando come ci si aspettava (si legga Angela Merkel) o stando ad ascoltare (Donald Trump), con il risultato che larghe intese si sono raggiunte solo su alcuni temi, forse nemmeno i più importanti.

Esemplare è che questa volta, probabilmente la prima, il documento finale redatto dai partecipanti al G7 è uno scarno fascicoletto di sei pagine, la “Dichiarazione di Taormina”.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, presidente di turno anche del vertice, ha preferito parlare invece di “successo” e di un “accordo non scontato”, riconoscendo inoltre merito al suo predecessore, Matteo Renzi, per aver scelto la città di Taormina che, spenti i riflettori, ne esce rinnovata, con infrastrutture costruite ad hoc o ristrutturate…probabilmente il miglior risultato del summit siciliano.

Ma cosa prevede la Dichiarazione di Taormina?

Aperta da un preambolo generico quanto scontato, dove i sette paesi dichiarano di essere “legati insieme dai nostri valori condivisi di libertà e democrazia, pace, sicurezza, stato di diritto e rispetto dei diritti umani. Determinati a coordinare i nostri sforzi per promuovere l’internazionalizzazione delle regole, ordine e sviluppo sostenibile globale. Convinti del ruolo distintivo della cultura come strumento a promuovere il dialogo tra i popoli”, passa ad affrontare punto per punto i risultati raggiunti nei vari argomenti. Eccone i più importanti.

Politica Estera

Di facile soluzione le questioni di politica estera, in particolare la situazione di Siria, Libia, Corea del Nord, dove il Gruppo dei 7 ha ribadito l’impegno comune: “Condividiamo lo stesso interesse nel rafforzamento di un ordine internazionale basato su regole, che promuova la pace tra le nazioni, protegga la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di tutti gli Stati e garantisca la tutela dei diritti umani. Il nostro mondo ha bisogno del nostro impegno genuino per la soluzione dei conflitti che riguardano milioni di persone innocenti e disturbano lo sviluppo e la crescita sana delle generazioni future”.

Commercio

L’obiettivo era quello di ribadire la necessità di lavorare per tutelare un mercato aperto e concorrenziale, contro il rischio di atti protezionistici e di concorrenza sleale.

L’intesa è stata in parte raggiunta, con Donald Trump che da tempo minaccia la chiusura dei mercati americani agli operatori stranieri, il quale ha accettato l’impegno “a tenere i mercati aperti e a combattere il protezionismo”, pur riservandosi di combattere le pratiche commerciali scorrette. “Riconosciamo che il commercio e gli investimenti liberi, equi e reciprocamente vantaggiosi, creano reciprocamente vantaggi e sono motori fondamentali per la crescita e la creazione di occupazione. Pertanto, ripetiamo il nostro impegno a mantenere aperti i nostri mercati per combattere il protezionismo, rimanendo fermi contro tutte le pratiche commerciali scorrette. Allo stesso tempo, riconosciamo che  il commercio non ha sempre lavorato per il bene di tutti. Per questo motivo, ci impegniamo ad adottare politiche adeguate

in modo che tutte le imprese e i cittadini possono sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’economia globale.

Spingiamo per la rimozione di tutte le pratiche di distorsione del commercio, compresi i dumping, le barriere non tariffarie e discriminatorie, trasferimenti di tecnologia forzata, sovvenzioni e altri sostenimenti da parte di governi e istituzioni correlate che distorcono i mercati, in modo da promuovere un campo di gioco veramente equo”.

Parità dei sessi

Molto si è discusso sul diritto di uguaglianza tra l’uomo e la donna, soprattutto in riferimento a quei paesi che ancora adottano una linea di sopraffazione del primo sulla seconda, sottolineando la necessità di lavorare per questo, tappa fondamentale per il riconoscimento a tutti dei diritti umani.

Il riconoscimento dei pari diritti anche alle donne non riguarda solo il tema del giusto ma influisce anche sull’economia in quanto in grado di sortire un impatto positivo sullo sviluppo.

Immigrazione

Sui migranti si è raggiunto un accordo che rincuora l’Italia che, come ha denunciato anche Macron, è stata lasciata sola insieme alla Grecia a gestire il drammatico esodo di migliaia di persone in fuga dai loro paesi afflitti da guerre e carestie. L’obiettivo era quello di coinvolgere tutti i partecipanti ad impegnarsi poiché è noto che la questione non è ben vista da Donald Trump che, infatti, anche qua, ha imposto parzialmente la sua volontà riservandosi di sottolineare la necessità che ogni paese mantenga il diritto di controllare le proprie frontiere. “Il movimento in corso su larga scala di migranti e rifugiati è una tendenza globale che, tenuto conto delle sue implicazioni sulla sicurezza e i diritti umani, richiede sforzi coordinati a livello nazionale e internazionale. Ci rendiamo conto che la gestione e controllo dei flussi migratori, tenendo a mente la distinzione tra rifugiati e migranti, richiede sia un approccio di emergenza che uno di lungo termine. Riconosciamo anche la necessità di sostenere i rifugiati nei loro paesi di origine per consentirgli di tornarci in sicurezza e di ricostruire la loro casa e comunità. Al tempo stesso, pur sostenendo i diritti umani di tutti i migranti e dei rifugiati, riaffermiamo il di sovranità degli stati, individualmente e collettivamente, di controllare i propri confini e di stabilire le politiche di proprio interesse nazionale e per la sicurezza nazionale”.

Africa

Nulla di fatto per risolvere la questione africana, per risollevare l’Etiopia, il Kenya, il Niger, la Nigeria e la Tunisia, schiacciate da un’instabilità politica ma anche da carestie ed epidemie che minano la possibilità degli altri paesi di investirci, come sottolinea la Dichiarazione: “La sicurezza, la stabilità e lo sviluppo sostenibile in Africa rappresentano le priorità per noi. Il nostro obiettivo è infatti quello di rafforzare la cooperazione e il dialogo con i paesi africani e le organizzazioni regionali per sviluppare la capacità africana al fine di meglio prevenire, rispondere e gestire crisi e conflitti, per quanto riguarda gli obiettivi rilevanti dell’agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile. Un’Africa stabile significa un ambiente stabile per gli investimenti”.

Terrorismo

Positivo il risultato raggiunto con l’accordo sul terrorismo, sugellato in un documento separato dalla Dichiarazione di Taormina e con il quale, dopo aver condannato apertamente le reiterate violenze che anche negli ultimi giorni hanno sconvolto il mondo intero, sottolineando la necessità di combatterlo in tutti i modi possibili, è stato richiesto ai grandi Internet service providers di incrementare il loro “impegno nei confronti di quello che circola in rete che spesso amplifica gli atti di terrorismo”.

Clima

Zoppica l’accordo sul clima: Donald Trump si è riservato di comunicare nei prossimi giorni la propria decisione, vista la sua contrarietà a quelle leggi restrittive che tutelano l’ambiente, ree, a suo parere, di falcidiare la crescita industriale e del mercato del lavoro. Il tycoon americano è restio a voler rinnovare l’impegno del suo paese nel portare avanti l’Accordo di Parigi che, avendo denunciato i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento delle temperature, ha imposto ai suoi firmatari determinate misure.

Con la Dichiarazione di Taormina i paesi affermano: “Ci impegniamo a rafforzare la nostra sicurezza energetica collettiva e ad assicurare un aperto, trasparente, liquido e sicuro mercato globale per le risorse energetiche e tecnologiche. Riaffermiamo che tutti i paesi che scelgono di usare l’energia nucleare devono garantire i massimi standard di sicurezza nucleare, la sicurezza e la non proliferazione. Siamo determinati a sfruttare le significative opportunità economiche, in termini di crescita e creazione di posti di lavoro, offerti dalla trasformazione del settore delle energie e tecnologie pulite.

Gli Stati Uniti d’America sono in fase di revisione delle proprie politiche sui cambiamenti climatici e sull’Accordo di Parigi e quindi non sono in grado di aderire al consenso su questi argomenti. Comprendendo questo processo, i capi

di Stato e di governo del Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito e dei Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea ribadiscono il loro forte impegno ad attuare rapidamente l’Accordo di Parigi, come già dichiarato al vertice di Ise-Shima”.

Questi i temi di maggior rilevanza affrontati nel G7 di Taormina dove è apparso chiaro a tutti come il Presidente americano abbia, dopo esser sceso alle volte a compromessi, imposto la sua volontà, tanto che in molti hanno parlato invece di un “G6 più Trump”.

Degno di nota il comportamento del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha saputo difendere le istanze del suo paese, soprattutto sul fronte immigrazione dove è intervenuto a nostro sostegno anche il neo-presidente francese Emmanuel Macron.

Grande successo per il giovane premier canadese Justin Trudeau che, tornato in patria ha deciso di donare 3 milioni di Euro alla città per la ricostruzione di Amatrice, in parte provenienti da una raccolta fondi popolare e in parte dalle casse di Stato.

Rimane in ombra la cancelliera Angela Merkel che, da veterana, non ha saputo imporre con forza le istanze europee, tanto che dalla manifestazione organizzata dal partito sociale cristiano bavarese, preso atto della reticenza americana, ha affermato: ‹‹Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani. I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni››. Degli Stati Uniti, e del suo Presidente, non ci si può fidare.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/05/29/il-g7-di-taormina-tra-successi-e-incertezze/

Annunci