Ipotesi di larghe intese e una possibile “grossa coalizione” alla tedesca si fanno strada nello scenario politico italiano. Le dichiarazioni del Segretario del PD Renzi aiutano a comprendere meglio la situazione che va delineandosi.

Ospite di porta a porta, nella serata di ieri, Matteo Renzi, attuale segretario del Partito Democratico e candidato alla presidenza del consiglio, ha potuto confermare l’effettiva convergenza dei partiti maggiori sul sistema elettorale alla tedesca.

Sullo schermo che fa da cornice allo studio comparivano le immagini dei quattro leader che, per motivi differenti, hanno acconsentito alla scelta del proporzionale personalizzato collaudato in Germania: Berlusconi, Salvini, Grillo e lo stesso Renzi. Quest’ultimo fa notare sin da subito che nella foto è assente un altro leader espressione del partito della sinistra radicale, Nicola Fratoianni, che si sarebbe apertamente schierato in favore dell’approvazione della legge elettorale in questione.

La possibilità di un voto anticipato, la questione spinosa della legge di bilancio e l’eventualità concreta di una possibile “grossa coalizione” sono i temi che si affronteranno durante la serata.

Sul voto anticipato l’attuale segretario del partito non si esprime chiaramente, ma dalle numerose e molteplici dichiarazioni è facile leggere tra le righe che, dopo l’approvazione della legge elettorale prevista per la prima settimana di luglio, le elezioni siano l’unica conseguenza realistica. Qui si innesca la querelle che anima la discussione interna alla maggioranza di governo. Alfano, infatti, prospetta un possibile danno economico derivante dalle elezioni anticipate, non mancando di sottolineare, inoltre, come le elezioni anticipate siano la conseguenza della bramosia di potere dell’ex premier. “Se dopo anni che sei stato al governo e hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto”. Questa la dura risposta di Renzi all’attuale vertice della Farnesina, che perpetrando la volontà di abbassare la soglia di sbarramento paleserebbe, sempre secondo l’ex premier, la sua intenzione di voler attribuire ai partiti di piccolissima taglia, come Alternativa Popolare, un potere di ricatto e di veto. “Ho perso il referendum e sono andato a casa”, risuona ancora una volta il leitmotiv del segretario pronto a fugare ogni dubbio sulla sua presunta fretta di tornare a ingombrare le sale di palazzo Chigi.

La discussione prende una piega più tecnica e certamente meno main stream quando dalla porta dello studio entrano gli altri due ospiti di Vespa: Stefano Folli (editorialista di “Repubblica”) e Virman Cusenza (direttore de “il Messaggero”). L’attenzione dei due giornalisti, infatti, verte sulle scadenze previste per la formulazione della legge di bilancio che vedrebbe, qualora si andasse realmente al voto anticipato, l’iter seguito da due governi differenti con una non sicura continuità di vedute sul settore economico. Il giornalista di Repubblica arriva a proporre, in tono provocatorio e assolutamente retorico, un possibile accordo preventivo anche sulla “questione bilancio”. Vespa, infine, incalza il candidato premier chiedendo se un nuovo governo insediatosi a settembre riuscirebbe realmente a produrre una legge di Bilancio gradita ai burocrati di Bruxelles. Per ciò che concerne i tempi di e le scadenze, Renzi si dice assolutamente convinto di poter produrre una legge di bilancio nei tempi previsti, che secondo le regole stabilite verrebbe votata dal parlamento nazionale a dicembre e giudicata dall’Europa l’anno successivo. Un punto sul quale bisogna concentrare l’attenzione sono le continue spallate dell’ex premier all’Unione Europea, sostenendo che per poter fare gli interessi dell’Italia sia necessario “fare a gomitate” in Europa, facendo passare il messaggio che il nostro stato ha avviato delle politiche economiche in grado di emanciparlo dallo sguardo vigile e pressante dei “contabili” di Bruxelles. Dichiara, infatti, che durante il suo governo è stato fatto “un tentativo di passare dalla cultura dell’austerity, che ha prodotto danni perché ha creato disoccupazione, alla cultura della flessibilità e degli investimenti che hanno permesso di abbassare la curva della disoccupazione”.

Infine si è discusso dei possibili scenari post-voto. Inevitabile la “suggestiva” prospettiva di un governo PD-Forza Italia. Certamente Renzi non può escludere l’eventualità che si verifichi una simile situazione, non manca però di sottolineare come la scelta del sistema tedesco, che prevede molto spesso la formazione di grosse coalizioni, non sia stata la sua scelta preferita, ma una scelta dettata dalla contingenza politica e dalla necessità di trovare un accordo tra tutte le forze politiche nazionali. A chi lo accusa di un nuovo possibile “inciucio” con la forza guidata da Silvio Berlusconi, Renzi rimprovera l’incoerenza, facendo presente che quando voleva una legge che garantisse un unico vincitore si parlava di possibile deriva autoritaria, ora che sposa una legge in grado di favorire la coalizione lo si incolpa di sostenere le larghe intese.

Sempre sullo stesso tema arriva la critica di una parte interna del Partito Democratico: la componente Orlandiana. “Sarà un nostro problema spiegare come un esito probabile di questa campagna elettorale, cioè la costruzione di un’alleanza con l’altra unica forza non populista dello scenario politico, Forza Italia, sia compatibile con un disegno riformista del paese”. Così tuona il ministro Andrea Orlando dal palco della direzione PD, lasciando intendere che seguendo questo percorso potrebbe mettersi definitivamente fine alla parola che ha caratterizzato l’operato del PD in questi ultimi vent’anni: centrosinistra.

È lecito pensare, pertanto, che la prospettiva di una grossa coalizione formata da Partito Democratico e Forza Italia non sia poi tanto il frutto di un’azione di fantapolitica, ma sia, in realtà, la naturale conseguenza dell’implementazione del sistema elettorale tedesco. Il cancellierato in salsa italiana, con Renzi a capo di una coalizione tecnicamente di centro-destra, sarebbe la soluzione ai problemi di governabilità di questo Paese?

William De Carlo

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