Oggi nello spazio sulle Ali  voliamo a teatro , prenotiamo il posto per le prime file e  ci godiamo una scrittura, un’esibizione ed un testo dalla grande profondità filosofica, psicologica ed esistenziale.

 I Fisici  ( 1962 )  è una commedia di Friedrich Dürrenmatt (Konolfilgen 5 gennaio 1921 – Neuchatel, 14 dicembre 1990) divisa in due atti che prende corpo, è ambientata e si sostanzia nel salotto di una clinica sofisticata in Svizzera, luogo dedicato ai malati di mente. Si tratta di un’occasione importante per leggere il teatro, che non va solo visto ma anche sentito.

E’ bello ed interessante anche immaginare i personaggi all’interno della nostra mente, è chiaro poi che quando siamo di fronte al sipario l’esperienza diviene ancor più coinvolgente.La lettura è un esercizio che può stimolarci al contatto con il teatro, l’esibizione teatrale può rigenerarci talmente tanto da incitarci ad aprire lo sguardo e l’anima attraverso la lettura di un testo interpretato che ci ha coinvolto particolarmente. 

E’ l’interscambio arte-cultura che eleva la vita.   Attraverso continui e costanti cambiamenti scenici Durrenmatt affronta nuove situazioni ed incontra differenti personaggi, che navigano nel mare dell’incertezza, del dubbio, ma anche della risolutezza e della determinazione, in una sintesi teatrale che viaggia a metà strada fra pazzia e lucidità. Al centro dell’analisi dell’autore il rapporto fra l’uomo e la scienza, un tema molto attuale, dal momento che oggi viviamo immersi in un oceano tecnologico e scientifico, dove talvolta l’uomo sembra funzionale ai piani mondiali della tecnica. La critica e la denuncia molto attuale che Durrenmatt porta avanti assume una prospettiva  semplice e lineare, l’uomo è centrale, deve rimanere il fulcro reale di ogni attività, semmai i mezzi della modernità possono aiutarlo a vivere meglio, ma non devono sostituirsi a lui.

Sul palco le vicende della narrazione si specificano in un giallo poliziesco, ma la piece è una metafora chiara dell’esistenza umana nel corso dell’era nucleare; se a livello sostanziale i contenuti e gli approfondimenti della fisica riguardano solo i fisici, gli effetti, avverte il narratore, riguardano tutti. Qui interviene il dramma dei personaggi, sulle tematiche legate alla responsabilità, alle colpe ed alle paure relative al pianeta delle scoperte. Dunque quello che riguarda tutti può essere risolto da tutti.

La commedia descrive la vita  di un fisico nucleare, Möbius, che arriva a definire  la formula universale del sistema per tutte le scoperte. Per scongiurare l’ipotesi che i suoi studi finiscano nelle mani sbagliate si fa internare in una casa di cura, Les Cerisiers, fingendosi pazzo. Lo imitano,  interpretando la parte dei malati, un agente segreto americano che fa finta di credere di essere Newton, e una spia comunista, che dice di credersi Einstein.

Attraverso l’ironia, la denuncia, il non sense, ma anche la logica dei ragionamenti   Dürrenmatt alimenta il paradosso individuandolo  nel mondo reale, luogo nel quale si utilizzano le armi  per la pace e per eliminare il problema dello sterminio. Si creano ordigni nucleari per salvare l’umanità che non è ben governata dai politici.

Dunque emerge la responsabilità della politica, incapace per un verso di rispondere alle esigenze ed alle aspettative umane e poco reattiva o addirittura assente, e a tratti indifferente e timorosa di fronte alle sfide della modernità.

E poi c’è l’incontro fra fisica e psicologia, due mondi paralleli ma anche in grado di comunicare l’uno con l’altro. Entrambe studiano l’esperienza dell’uomo anche se la fisica più dal punto di vista oggettivo, riguardo ai fenomeni che egli trova sulla propria strada, mentre la psicologia si concentra di più sull’elemento umano. Il veicolo principale della narrazione è lo stratagemma letterario dell’autore, definibile  attraverso un misto di dramma, sarcasmo, ironia e profondità filosofica; si tratta del pensiero che riflette sulla fisica, guardata e studiata a vista dal punto di vista filosofico e psicologico. Allo stesso modo  la scienza viene approfondita nei suoi aspetti positivi e negativi, nella piena consapevolezza del lettore, dello spettatore, e dell’autore stesso,  che nel momento in cui la stessa scienza  abbandona i binari della strumentalità, ovvero non si qualifica più  come mezzo, ma si eleva a fine, l’umanità rischia pericoli inimmaginabili.

La forma teatrale- la commedia-  e la sostanza linguistica  scelte dall’autore  vogliono   rappresentare  la paura del mondo di fronte alla scienza, alla politica affidata a sprovveduti incapaci di calibrare il rapporto fra scienza e politica. Nel mondo moderno  e postmoderno confuso e travolto dalla superpotenza  non è più possibile utilizzare la tragedia.Le azioni sceniche si capovolgono repentinamente con rivelazioni continue e l’irrompere di nuovi personaggi, l’atmosfera si fa densa, intensa, producendo un dipinto di sensazioni ed emozioni ed una fotografia  che si focalizza sulla responsabilità umana di fronte alla scienza. La scienza è fatta dagli  uomini ed è per gli uomini; mai perdere di vista la centralità della persona e dell’essere umano. Perché l’essere umano è in grado di stupire sé stesso e gli altri, perché l’essere umano è in grado di volare sulle ali del palcoscenico.Una commedia tutta da leggere e da vedere.

David Taglieri

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