E’ oramai una cosa naturale per molti di noi associare i robot all’idea del futuro e del progresso.

Nel corso della storia milioni di persone hanno fantasticato sulla realizzazione di questi esseri meccanici, in grado di fare cose strabilianti e mai viste prima, stupendoci con delle abilità che vanno ben oltre quelle umane. Siamo nel bel mezzo dell’era del progresso, e anno dopo anno vediamo che queste fantasticherie cominciano a realizzarsi davanti ai nostri occhi.

Ma per alcuni di noi, anzi molti, questi sogni iniziano  da molto prima, quando in televisione trasmettevano i vecchi cartoni animati con creature meccaniche giganti pronte a difendere il pianeta Terra. Parliamo della cultura mecha (in italiano meccanica) che interessa queste creazioni dalle dimensioni mastodontiche  guidate da un giovane eroe che piloterà dall’interno questi robottoni straordinari.

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Dai combattimenti più sfrenati ai lavori manuali per le città, questi enormi robot hanno cominciato a scrivere la storia di una delle passioni più grandi del mondo, che tutt’ora continua a crescere e ad espandersi a velocità impressionante, interessando diversi campi quali la letteratura e il cinema, ma anche l’arte e gli hobby di tutti i giorni.

L’idea dei robottoni non poteva che nascere in Giappone negli anni settanta quando un giovane uomo, imbottigliato nel traffico, immaginò la sua auto trasformarsi e volare via liberandosi da quell’attesa straziante. Nasce così l’idea per Mazinga Z, padre del genere, realizzato da Gō Nagai,che non si ferma a realizzare solo questo, ma riesce a rinnovare e trasformare la sua precedente opera in qualcosa di più moderno con Ufo Robot Goldrake, nel quale è presente il primo robot componibile alieno, ed è anche la primissima serie di cartoni animati mecha sbarcata in Italia, inizialmente con il nome di “Atlas UFO Robot”.

Mettendo al mondo questi due giganti dell’universo dei robot, i cuori di milioni di persone sono rimasti folgorati dalle tecniche speciali e dagli scontri epici, ma soprattutto dall’innovazione che questi giganti hanno portato.
Ma perché fermarsi? Dagli anni Settanta in poi, inizia l’ascesa nel mondo manga/anime. Si sfornano opere su opere, anno dopo anno sempre più moderne, ognuna unica nel suo genere. E’ la volta di Jeeg Robot d’Acciaio, Yattaman, Daitarn III e Mobile Suit Gundam che continuano l’avanzata fino al ’78, per poi ricominciare negli anni Novanta con titoli più moderni quali Neon Genesis Evangelion, Armored Police Metal Jack, Goldran continuando poi con titoli più recenti come Full Metal Panic! e Gurren Lagann. Questi sono solo alcuni dei titoli che, nel corso di trent’anni, hanno costellato questo enorme panorama, così enorme che non è rimasto rinchiuso tra le pagine di qualche fumetto o di qualche episodio in TV.

La cultura “Mecha” si espande a macchia d’olio, affascinando a tutto tondo svariati generi narrativi. E’ il caso del famosissimo Metal Gear Solid, uno dei primi esempi di robot occidentali. Nell’opera difatti, nonostante le origini nipponiche, il Metal Gear diviene un Robot, non più umano, ma quanto più simile ad un mostro ipertecnologico. Si passa quindi dal semplice fenomeno fumettistico a quello videoludico, in un genere senza tempo che si protrae sino ai giorni nostri, fino a finire a uno degli ultimi usciti, Nier: Automata, che abbraccia questo mondo interessandosi alle particolari caratteristiche degli androidi.

Anche i multigiocatori online non sono esenti da questa “moda”, basti pensare a D.va , campione di origini coreane di Overwatch, pronta a combattere a bordo della suo scintillante robottone rosa, o Ruckus di Paladins e il suo amato Bolt.

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Come nei giochi, anche il grande schermo accoglie l’avanzata dei robot, donandogli delle sfumature che vanno oltre i soliti combattimenti che spesso abbiamo visto nel primo periodo dei giganti di ferro, e che hanno aiutato anche quelli più scettici ad approcciarsi al genere. Basti pensare a L’Uomo Bicentenario, riportato dall’omonimo racconto di Isaac Asimov, dove il robot Andrew si ritrova a provare delle emozioni, cosa del tutto inaspettata (se non impossibile) per una macchina come lui. Ma anche Io, Robot con una trama più realistica, raccontando la storia del giovane detective Spooner e del suo odio verso queste macchine innovative presenti oramai nelle case di ogni famiglia.
Ma ovviamente, i robottoni stanno ai cazzotti come il cacio sui maccheroni e “i capoccia” del cinema lo sanno bene. Ed ecco quindi tutto il filone action che ha accompagnato per mano un’intera generazione, partendo da opere come Trasformers e Power Rangers (arrivate infine sul grande schermo) fino ai più moderni Sucker Punch e Pacific Rim.

Proiettati con grafica eccelsa, i pupazzi che ognuno di noi ha sicuramente avuto in casa (e che alcuni di noi ancora ha) si danno battaglia sulla computer grafica, riprendendo anche le celebri serie animate degli anni ‘80/’90.
Ed ancora dal Paese del Sol Levante, un ritorno ai vecchi titoli è pronto a riadattare su piccolo schermo le avventure dei robottoni da guerra: Gundam Build Fighters, che come annunciato poco tempo fa sul sito ufficiale avrà al seguito ben due progetti animati che parleranno della storia del giovare Iori Sei, appassionato di Gundam e di Gunpla, ovvero le stuatuette dei mobile suit ideate per combattimenti virtuali.

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Perché il fenomeno non si ferma solo alla narrazione, non di certo, arrivando a toccare anche l’arte del modellismo. Milioni di fan del genere sono pronti a tutto per accaparrarsi i Robot assemblabili, ricreando un marketing così vasto da avere delle Expo tutte sue.

 

 

E se anche la Marvel e la Pixar non sono estranei a tale fenomeno con opere come Iron man e Wall-e, possiamo dire che oramai si parla di “mito”. Un mito che si trasforma di generazione in generazione, allietando grandi e piccini in tutte le forme dell’arte, arrivando a superare i limiti conosciuti.
Ed anche se non è esattamente l’esempio più adatto, il fenomeno Mecha, sin dalla sua nascita, non ha mai smesso di viaggiare “verso l’infinito e oltre!”.

 

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