In Commissione Affari Costituzionali si continua a lavorare sulle modifiche alla proposta di legge elettorale Tedescum e arrivano i primi sì dei partiti coinvolti, Pd, M5s, Fi e Lega: saltano i capilista bloccati, diminuiscono i collegi ma vengono “blindati” i vincitori. Restano ancora da sciogliere alcuni nodi come il voto disgiunto o le norme sulla raccolta delle firme per le liste. Da oggi il voto in commissione alla Camera per chiudere entro lunedì e passare alla votazione in aula. Sembra ora più fattibile l’ipotesi di votare a fine settembre.

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foto: ANSA

Si lavora, nella Commissione V della Camera, per portare in aula il prima possibile, forse addirittura domani, la proposta di legge elettorale “Tedescum”, basata sul sistema in vigore in Germania, un proporzionale personalizzato con soglia di sbarramento al 5%.

Si lavora per arrivare subito alla votazione del testo in aula: per farlo bisogna finire di esaminare tutti i 780 emendamenti presentati.

E iniziano ad arrivare gli accordi, frutto, più che altro, della comune volontà di M5s, Pd, Lega e Fi, di andare alle urne a fine settembre, come emerge da diverse dichiarazioni.

“Tenetevi pronti. Se l’accordo sulla legge elettorale andrà avanti nei termini in cui l’abbiamo impostato, fra pochi mesi saremo in condizione di tornare alle urne, di mettere finalmente gli italiani in condizione di scegliere da chi vogliono essere governati”. Silvio Berlusconi, nel messaggio inviato al coordinamento cittadino di Forza Italia Giovani di Crotone
“Basta, faccio un appello a Renzi, a Grillo, a Berlusconi: scegliete, fate in fretta, portate in Parlamento quello che volete, noi non porremo ostacoli. Ma fate votare gli italiani!” Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Nord

“Questo accordo è frutto di un lavoro serie di quattro forze politiche che non si amano. Mi sembra ingeneroso non riportare il fatto essenziale e cioè che le regole della democrazia siano scritte insieme dai quattro maggiori partiti”

Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati

Saltano così i capilista bloccati: in ciascuna circoscrizione saranno eletti prima i vincitori dei collegi, poi i nomi inseriti nel listino bloccato.

Accordo raggiunto anche su l’emendamento del democratico Alan Ferrari: diminuisce il numero dei collegi uninominali con riparto proporzionale da 303 a 225, così da superare il problema dei collegi sopranumerari. L’emendamento aumenta anche il numero delle circoscrizioni da 27 a 28, aggiungendone una quarta in Lombardia.
La commissione Affari costituzionali della Camera aveva sospeso ieri sera l’esame della legge elettorale, ripreso poi stamattina verso le 11, in ritardo di circa un’ora e mezza, proprio per dare modo ai partiti di approfondire la richiesta di Forza Italia a proposito della definizione di alcuni collegi prevista dall’emendamento del Pd Ferrari.

I collegi soprannumerari e l’incostituzionalità

Il nodo principale resta infatti il problema dei collegi soprannumerari, quel meccanismo per cui, in alcuni casi, i vincitori della sfida dell’uninominale nel collegio, possano restare fuori, e quindi non essere eletti, a beneficio dei capilista del proporzionale.
Questo può capitare nelle regioni “monocolore”, dove i candidati di un grande partito vincono in molti collegi, ma qualcuno di essi potrebbe non risultare eletto perché tra i vincitori si fa una graduatoria in base alle percentuale di voto ottenuta.
E’ il caso, per esempio, delle Regioni Rosse per il Pd o di alcune Regioni del Sud, come ad esempio la Sicilia, per il MoVimento 5 stelle.
L’emendamento Ferrari, diminuendo il numero dei collegi a 232 (quelli del Senato del Mattarellum; in tal modo i collegi sarebbero già definiti) diminuirebbe la possibilità di collegi sopranumerari. Naturalmente questo porterebbe un simmetrico aumento degli eletti con i listini proporzionali che salirebbero da 303 a 374.
I quattro partiti che hanno sottoscritto l’accordo ne stanno discutendo oggi, dalle 15:30 di questo pomeriggio.
Il problema dei collegi soprannumerari espone il Tedescum ad un possibile rilievo di incostituzionalità da parte del Presidente della Repubblica, che rimetterebbe di nuovo tutto in gioco e non permetterebbe di votare a settembre.
Restano da discutere anche altre questioni, tra cui le norme sulle firme necessarie per presentare le liste elettorali, che “saranno oggetto di complessiva revisione”.
Lo ha annunciato il relatore Emanuele Fiano in commissione Affari costituzionali, rispondendo all’intervento di Domenico Menorello (Ci) che aveva criticato l’alto numero di firme richieste per presentare le liste, e aveva chiesto l’approvazione di emendamenti che abbassavano questo numero.
E ancora non hanno risposta gli emendamenti le proposte di modifica sulla parità di genere.
Speriamo che i quattro partiti facciano “presto e bene”, una richiesta che arriva anche dal governatore della Banca d’Italia Visco, che, parlando “da cittadino e non da analista”, ci ricorda quanto l’attesa di un accordo sulla legge elettorale e ogni stato di incertezza politica, renda nervosi i mercati, con effetti mai positivi per la nostra economia.
Federica Macchia
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