Due giorni fa, nel giorno della festa della Repubblica, gli inquirenti di Reggio Calabria mettevano a segno un colpo fondamentale nella lotta alla ‘ndrangheta arrestando il boss Giuseppe Giorgi, latitante da 24 anni.

Una giornata di festa doppia quindi, non fosse stato per un particolare che fa venire il voltastomaco ai calabresi onesti. Dopo aver stanato il boss dal suo bunker di San Luca (in Aspromonte), i carabinieri sono usciti dalla casa con il latitante per condurlo in carcere. Ecco, l’episodio incriminato si è consumato tutto nei pochi metri che separano il portone del boss dalla volante: un vicino di casa si è avvicinato al latitante (stretto tra due carabinieri) e gli ha baciato le mani.

Un gesto di sudditanza che ha fatto rapidamente il giro d’Italia. Le immagini, trasmesse dal Tg1 delle 20, hanno mostrato in un tutta la sua nitidezza una realtà che si preferirebbe non esistesse affatto.

Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, coordinatore dell’inchiesta che ha portato alla cattura di Giuseppe Giorgi, così ha commentato a Klaus Davi: «Ora mi aspetto, da calabrese, che i calabresi perbene dicano da che parte stanno. Dicano se stanno con noi, che rappresentiamo lo Stato, o con la ‘ndrangheta, i suoi vergognosi gesti simbolici ed i suoi ridicoli rituali. Non è più tempo di silenzi omertosi». Ma, continuando, Lombardo ha aggiunto: «quello che è avvenuto a San Luca è intollerabile, inaccettabile. Impone a tutti una riflessione profonda ed una presa di posizione netta. Non basta più che si condannino tali gesti indegni solo in privato, a bassa voce o con evidente imbarazzo. Ora mi aspetto la ferma condanna da parte della gente di San Luca di un baciamano inammissibile per un paese civile. San Luca è chiamata ora a dire con chiarezza da che parte sta. Mi aspetto che tutti i calabresi dicano, pubblicamente e ad alta voce, se stanno con i magistrati ed i carabinieri, ai quali va il mio grazie per lo straordinario risultato raggiunto, o con la ‘ndrangheta. È questo il momento di riacquistare dignità agli occhi del mondo. Chi sta con noi non può stare con loro. E chi sta con loro, mi creda, ha già perso».

Ora mi aspetto, da calabrese, che i calabresi perbene dicano da che parte stanno. Dicano se stanno con noi, che rappresentiamo lo Stato, o con la ‘ndrangheta, i suoi vergognosi gesti simbolici ed i suoi ridicoli rituali. Non è più tempo di silenzi omertosi.

Parole di fuoco anche dal prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, che parla di gesto servile e abietto, «nel nome di un aberrante codice comportamentale». Ma quanto accaduto a San Luca ci ricorda, ancora una volta, di quanto la battaglia contro la criminalità organizzata vada condotta su un doppio binario: quello repressivo e quello culturale.

Solo così si riuscirà ad estirpare definitivamente la malapianta che infesta la Calabria e l’Italia più in generale. Estirparla dalla terra e dalle menti degli uomini, così pronti ad inchinarsi e a rendere omaggio ai propri carnefici.

Lorenzo Spizzirri

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/06/04/quel-baciamano-al-boss-simbolo-della-calabria-che-non-vuole-cambiare/

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