I giudici della Corte di Cassazione annullano con rinvio la sentenza del Tribunale di sorveglianza, rilevando come sia carente la motivazione per cui il tribunale ha deciso di mantenere Riina in regime di 41bis. Il Tribunale dovrà ora integrare la sua motivazione e se ci riuscirà, motivando ancora la pericolosità del boss, questo rimarrà in isolamento. Altrimenti…

Considerato dallo Stato e dalle organizzazioni mafiose uno dei criminali più pericolosi e potenti che abbiamo avuto in Italia, Salvatore Riina, detto Totò (u curtu) è stato il capo dei capi di Cosa Nostra a partire dal 1982 fino al 1983, giorno del suo arresto.

Mandante di innumerevoli omicidi (tra cui quello del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa) e stragi (tra le più tragiche quelle di Falcone e Borsellino), Riina è stato condannato a ben 16 ergastoli, insieme ad altre pene minori. Data la sua pericolosità, dovuta anche alla capacità di riuscire a comunicare e mandare ordini all’esterno, Riina si trova ormai da molti anni in regime di “carcere duro”, il 41bis, rinnovato nel 2013 quando minacciò di morte il Pm Nino Di Matteo, dichiarando ancora una volta guerra allo Stato.

Oggi, le condizioni fisiche del boss di Cosa Nostra sono cambiate rispetto a cinque anni fa, ormai ottantasettenne, è affetto da diverse gravi patologie che lo tengono sul filo tra la vita e la morte, ma la sua considerazione all’esterno, soprattutto tra gli altri boss, è rimasta inalterata, è ancora lui il Capo dei Capi.

Visto lo stato di decadimento psichico e fisico di Salvatore Riina, la prima sezione della Corte di Cassazione ha accolto per la prima volta il ricorso presentato dall’avvocato di Riina, volto a rinviare l’esecuzione della pena o accogliere la richiesta di detenzione domiciliare.

Diversamente dal precedente ricorso, respinto in quanto il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva ritenuto che non vi fosse alcuna incompatibilità tra lo stato di salute del detenuto e il regime di carcere duro, perché comunque monitorato e in caso di necessità ricoverato in ospedale, il giudici della Suprema Corte ritengono invece che il tribunale non abbia motivato “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità” che mina la “legittima esecuzione di una pena”. Un vizio di motivazione della sentenza, quindi, che potrebbe rivelarsi fondamentale per il futuro dello stato di detenzione carceraria di Totò Riina, in quanto, come i giudici hanno sottolineato, dalla sentenza precedente non risulta come si sia giunti a decidere per “il mantenimento in carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa”.

Un tale stato di precaria salute metterebbe in discussione lo stato di attuale pericolosità che ha portato Riina all’isolamento ex 41bis, rilevando invece maggiormente il “diritto a morire dignitosamente”, andando così contro alle valutazioni del Tribunale di sorveglianza.

La Corte di Cassazione quindi, non ha stabilito che Totò Riina verrà scarcerato, ma ha obbligato i giudici del Tribunale di sorveglianza a motivare in maniera completa la sua precedente decisione con la quale aveva stabilito che il boss è ancora pericolo, dovendo quindi rimanere in isolamento.

Dalla storia carceraria di Riina non risulta però alcun pentimento, anzi, proprio chiuso in isolamento all’interno di quattro mura è più volte riuscito ad inviare ordini all’esterno, continuando così il suo dominio criminale…anche quando si pensava che non fosse più in grado.

La decisione della Suprema Corte di Cassazione non è stata accolta positivamente da parte dell’opinione pubblica, tantomeno da coloro che hanno perso dei cari per mano della “Belva”, in grado di uccidere chiunque gli si frapponesse con una violenza che va oltre ciò che l’uomo è in grado di pensare.

Primo fra tutti il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, che in un’intervista al “Corriere della Sera” si scontra con le ragioni della Cassazione: ‹‹Totò Riina deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis››.

La stessa Rita Dalla Chiesa, che rimase orfana del padre, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso nel settembre del 1982 in qualità di prefetto di Palermo proprio in un attentato voluto da Riina, dove morirono anche la moglie e la scorta, dissente dalla decisione della Cassazione, affermando in uno sfogo: ‹‹Penso che mio padre una morte dignitosa non l’ha avuta, l’hanno ammazzato lasciando lui, la moglie e Domenico Russo in macchina senza neanche un lenzuolo per coprirli. Quindi di dignitoso, purtroppo, nella morte di mio padre non c’è stato niente››.

Una decisione del genere della Cassazione potrebbe ingenerare sfiducia nella giustizia da parte della popolazione, come si apprende dal continuo dello sfogo della Dalla Chiesa: ‹‹Sto insegnando a mio nipote ad avere fiducia nella giustizia e nella legalità, lo porto sempre in mezzo ai carabinieri. Portandolo in mezzo ai carabinieri faccio quello che avrebbe fatto mio padre. Per quanto riguarda invece la fiducia nella giustizia, forse sto sbagliando tutto, sto sbagliando tutto››.

Tra gli effetti della sentenza, oltre alla sfiducia nella giustizia, rientra il rischio che vengano presentati, sulla scorta di un tale precedente, un enorme numero di ricorsi contro il 41bis ma anche per chiedere la modifica delle condizioni di esecuzione della pena da parte di detenuti comuni che però versano in un grave stato di deficienza psico-fisica. In passato, invece, la linea dei giudici è sempre stata dura, rendendo difficile la possibilità di ottenere abbonimenti nell’esecuzione della pena carceraria, soprattutto per i reclusi al carcere duro, come testimonia la storia di un altro grande boss, Bernardo Provenzano, morto dopo una lunga malattia in regime di 41 bis.

Un eventuale scarcerazione di Salvatore Riina darebbe inoltre speranza a tutti i criminali mafiosi e non, di riuscire, prima o poi, a non scontare tutta la pena, trovandosi lo Stato a veicolare un messaggio sbagliato, ossia quello della vittoria della criminalità sulla giustizia.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/06/06/toto-riina-ha-diritto-ad-una-morte-dignitosa/

 

Annunci