Siamo giunti all’atto finale di una competizione elettorale data quasi per superflua ma, che nel corso di questi ultimi giorni, ha visto il mutarsi continuo di tutto ciò che pareva già scritto. Le elezioni, indette dal premier Theresa May lo scorso 18 aprile, avevano come unico scopo quello di far lievitare la maggioranza parlamentare di almeno cento seggi, sfruttando quei “sicuri” 20 punti di vantaggio che le venivano attribuiti dai sondaggisti, in modo tale da traghettare in tutta sicurezza la gran Bretagna fuori dall’Europa.

La campagna elettorale dei due candidati è stata congelata per ben due volte, a seguito dei due attentati terroristici che hanno insanguinato le strade di Manchester e di Londra. Il clima, quindi, non era dei più sereni e ha influenzato in maniera preponderante la presentazione dei programmi di partito, riducendo il tutto, molto spesso, a una competizione basata sulla lotta al terrorismo. È proprio nel settore della sicurezza che lo sfidante, Jeremy Corbyn, trova un terreno fertile per minare la solida maggioranza Tory. Il candidato laburista, quindi, non manca di far notare che il passato politico della candidata Theresa May (segretario di stato per gli affari interni del Regno Unito dal 2010 al 2016) racconta una severa politica di tagli alle forze dell’ordine, per l’esattezza il 19,5% calcolabili in 49.700 unità sul campo. Ora la situazione è diversa e quindi la leader conservatrice, dal palco di Slough, lascia intendere che neanche le norme sui diritti umani potranno fermare le leggi sull’anti-terrorismo promesse dal suo governo, concretizzabili in espulsioni più facili basate solo sulla regola del sospetto e importanti limitazioni della libertà di movimento per ogni presunto terrorista. Con quest’ultima altisonante dichiarazione si gioca il tutto per tutto nella competizione che vedrà nella giornata di domani l’atto finale.

Gli altri argomenti sui quali si è dibattuto sono: sanità, Brexit, welfare, immigrazione e tasse. Nelle diverse intenzioni di trattare questi argomenti si può effettivamente notare il classico divario esistente tra la compagine conservatrice e quella progressista.

Sul primo punto, ovvero la sanità, ci sono due visioni differenti: la prima, quella conservatrice, che prevede di aumentare la spesa del servizio sanitario di 8 mld di sterline nei cinque anni che verranno; la seconda, quella labourista, che prevede finanziamenti pari a 30 mld da ottenere tramite una tassazione ulteriore pari al 5% sul reddito di ricchi e super ricchi.

Sul welfare l’attenzione dei conservatori verte sui pensionati. Coloro che raggiunta l’età pensionabile non abbiano un patrimonio calcolabile in 100mila sterline hanno diritto a cure mediche gratuite. Per i laburisti, invece, l’attenzione ricade sui lavoratori e sui giovani. Si propone, infatti, di alzare il minimo salariale a 10 sterline orarie e di introdurre benefici fiscali per gli under21.

Per ciò che concerne la Brexit si ha una voglia comune di rispettare l’esito del referendum, e quindi la volontà popolare, ma si discute sulle modalità d’uscita. La linea conservatrice è dura e pronta, se necessario allo scontro, quella laburista è decisamente più morbida e incline al compromesso.

Sull’immigrazione il gap è considerevole. Nei piani dei conservatori è prevista una drastica riduzione degli ingressi a cittadini stranieri, inclusi anche studenti, a partire dal 2020. Per i laburisti, invece, prevale la linea dell’integrazione incondizionata.

Infine, per ciò che riguarda le tasse, i conservatori si limitano a promettere un sostanziale ridimensionamento della tassazione e un tetto per le tariffe energetiche. Mentre, per i laburisti, torna in voga l’ideologia socialista fondata sulla redistribuzione del reddito e su una tassazione maggiore ai più abbienti nel paese.

Gli attuali sondaggi variano da un minimo di un punto (May 41.5%; Corbyn 40.4%) a un massimo di sette (May 43%; Corbyn 36%).

Come ha ragione di sottolineare il leader laburista, Jeremy Corbyn, sottovalutare il suo movimento ben radicato negli strati più giovani della società potrebbe essere stato un grave errore commesso dalla sua competitors Theresa May, troppo occupata a stringere tra le mani quel rosario dei sondaggi che sino a qualche giorno fa le regalava immagini di un assoluto trionfo. Solo le urne saranno in grado di decretare un vincitore e di permettere al Paese o di “conservarsi” o di “progredire”.

 

 

William De Carlo

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