Quella che sembrava poter rappresentare una parvenza di dialogo tra i partiti e una manifestazione di democrazia nel sistema politico italiano, si è rivelata essere una classica manovra  all’italiana. 

È bastato un emendamento minore, firmato  Bincofiore (Forza Italia), a far saltare la complessa e fitta rete di accordi che ha caratterizzato i giorni precedenti. L’emendamento in questione, approvato dalla camera con 270 voti favorevoli e 256 contrari, compromette l’impianto del “testo elettorale” prodotto dalla fase di consultazione tra i partiti (fianum). Prevedendo l’eliminazione dei colleggi maggioritari in Trentino Alto Adige e introducendone il riparto proporzionale degli stessi (così come previsto dalla legge elettorale nazionale) si alterano i rapporti che erano stati tessuti tra il partito democratico e la SVP (südtiroler Volkpartei). È importante sottolineare che la SVP, grazie al complesso sistema di voto previsto per le ragioni a statuto speciale (in questo caso il mattarellum) vedeva assicurata la conquista di tutti gli otto seggi disponibili. Con l’impianto previsto dal “fianum”,  invece, il partito della minoranza tedesca rischierebbe di perdere un numero considerevole di seggi. 

Per onor del vero è giusto sottolineare che il risultato ultimo non cambia, considerato che se dovesse fallire il Fianum, sì andrebbe al voto con l’Italicum rivisto dalla consulta. Anche nell’impianto dell’italicum è previsto il Mattarellum per la regione Trentina. Pare di trovarsi, quindi, dinanzi a una vera e propria imboscata. 

A complicare la già difficile situazione sono intervenute le incompetenze di natura tecnica. Quella che si sarebbe dovuta svolgere come una votazione segreta è divenuta una votazione palese. Grazie a quest’errore è stato possibile, per via delle luci rosse e verdi che si alternavano sul tabellone, individuare con precisione da dove venisse l’approvazione dell’emendamento e, di conseguenza, il “tradimento” in atto. 


Si può notare come l’emiciclo abitato dai pentastellati abbia presentato un numero considerevole di pallini verdi, a differenza della zona Dem nella quale pullulano i pallini rossi. 

Inevitabile la rivolta scoppiata in aula alle ore 11:30. Iniziano le accuse. Pronto l’attacco del titolare della riforma: <<sono stati i 5 stelle a far fallire la legge elettorale: hanno votato a favore, questa è la prova>> (vedi immagine). Interviene anche Ettore Rosato, capogruppo pd alla camera: <<oggi il M5S ha dimostrato che la sua parola non vale nulla>>. Non si fa attendere la replica del deputato Toninelli: <<Pd e maggioranza non pensino neanche lontanamente di dare responsabilità al M5S, hanno oltre 300 deputati, se c’è qualcuno responsabile sono loro. E quest’emendamento è un emendamento di giustizia>>. 

Al netto delle incompetenze tecniche e politiche dei nostri rappresentati, si può certificare che la legge elettorale è morta. Con lei muoiono anche le speranze di una possibile contrattazione e di una risoluzione su base consensuale dell’impasse politica. 
William de Carlo

Annunci