Con la ricerca condotta da Charles Heller e Lorenzo Pezzani, ricercatori della “Goldsmiths, University of London”, viene dimostrata l’assenza di prove a sostegno di un collegamento tra Ong e cellule criminali di scafisti. Ad aggravare la migrazione di massa non sarebbe l’aiuto dato dalle organizzazioni non governative ma sarebbero le politiche errate adottate dall’Unione Europea

Non potendo fare altro che constatare come negli ultimi anni l’arrivo clandestino di migranti sulle coste italiane sia diventato un fenomeno all’ordine del giorno, con ripercussioni importanti non solo sull’economia del paese (qualcuno ha parlato di vera e propria “industria dei migranti”) ma anche sull’equilibrio sociale, è necessario organizzare politiche unitarie tra i paesi (europei) interessati, non lasciando solo all’Italia la soluzione del problema.

Nemmeno più all’Italia, bisognerebbe dire, perché da quando nel 2014 è stato interrotto il programma di salvataggio “Mare Nostrum”, sostituito dal “Triton di Frontex”, i migranti sono stati praticamente abbandonati in mezzo al mare, soli, nelle mani di criminali, trafficanti di persone che scappano da guerra e fame (non tutti a dire il vero, come dimostrano gli ultimi fermi decisi dalla Procura di Palermo nei confronti di una cellula che a Marsala organizzava viaggi veloci di criminali provenienti dalla Tunisia).

A colmare la mancanza di forze militari e governative sono intervenute in maniera ancora più massiccia rispetto al passato le Ong, di diversa provenienza e formazione.

Proprio le Ong sono state negli ultimi mesi oggetto di molte accuse, sia da parte dei piani alti dell’Ue sia da parte di alcuni membri delle istituzioni italiane che più volte hanno denunciato l’opacità del loro agire.

Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, è arrivato addirittura a parlare pubblicamente di una possibile connessione economica tra le Ong e le organizzazioni di scafisti che finanzierebbero le prime per intervenire in mezzo al mare per portare i loro “passeggeri” sulle nostre coste. Zuccaro, tacciato da molti per aver sostenuto fatti ancora non provati (e sui quali comunque ha aperto un fascicolo), affermava ai microfoni di “Agorà”, su Rai Tre: ‹‹A mio avviso alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi. Se l’informazione è corretta, questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione››.

Anche “Frontex”, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, aveva accusato le Ong, seppur in maniera più lieve e non arrivando a sostenere addirittura un rapporto di interesse con i trafficanti.

“Frontex” afferma che l’attività di assistenza e salvataggio posta in essere dalle Ong incentiverebbe i migranti a partire, che non si curerebbero dei rischi che la traversata comporta, aumentando così il tasso di morti in mezzo al mare; le Ong aiuterebbero indirettamente i trafficanti che, sapendo della presenza delle imbarcazioni delle organizzazioni non governative, utilizzerebbero barche meno sicure, vere e proprie “zattere”, più esposte al naufragio. Tutto questo comporterebbe un aggravamento delle condizioni di viaggio dei migranti, rendendolo più pericoloso.

Preso atto delle accuse rivolte alle Ong da più fronti, la “Goldsmiths, University of London” ha sviluppato una ricerca che, invece, metterebbe a tacere il polverone cdi accuse, sostenendo che non ci sarebbe alcuna prova di un legame tra le Ong e le organizzazioni criminali degli scafisti.

Lo studio, intitolato “Blaming the rescue”, dopo aver analizzato le attività svolte nel Mediterraneo Centrale dall’Unione Europea, dalla Guardia Costiera libica, dai trafficanti, dai migranti e dalle Ong, sostiene l’esistenza di una vera e propria “campagna di delegittimazione e criminalizzazione scatenata contro le Ong”.

I ricercatori, Charles Heller e Lorenzo Pezzani, hanno risposto una ad una alle accuse mosse alle Ong, sostenendo che:

  • Le Ong non hanno aumentato il tasso di migranti, attirandoli e causandone la morte, ma l’aumento degli sbarchi si inserisce in una tendenza al rialzo che sta di anno in anno aumentando, a causa dell’aggravarsi della situazione dei paesi di provenienza: “il peggioramento delle crisi economiche e politiche che colpiscono diverse regioni in tutto il continente africano, a partire dai disordini in Libia, ha giocato un ruolo fondamentale nell’aumento del numero di partenze”;
  • Le Ong non aiuterebbero nemmeno indirettamente i trafficanti, che invece, di loro iniziativa, stanno utilizzando rimedi e mezzi sempre più rischiosi per le traversate. Le organizzazioni non governative, invece, “hanno rispostoa queste pratiche, e non ne sono state la causa: all’origine di quelle pratiche ci sono invece altri processi e attori antecedenti all’arrivo delle ONG. Alla base del continuo degrado delle condizioni della traversata a partire dal 2013, ci sono innanzitutto i violenti disordini in Libia. Alla fine del 2015, è emerso un nuovo modello di traffico controllato dalle milizie, che ha contribuito a molti dei cambiamenti indicati sopra. Anche l’operazione dell’Unione Europea di contrasto ai passatori, EUNAVFOR MED, ha avuto un impatto importante sulle loro tattiche. Intercettando e distruggendo le imbarcazioni utilizzate dai passatori, EUNAVFOR MED ha infatti contribuito al passaggio da grandi imbarcazioni di legno ai più economici e meno solidi gommoni”;

Dal rapporto dei ricercatori risulta come la campagna denigratoria nei confronti del Ong non abbia prodotto altro che un ulteriore peggioramento della situazione di emergenza e sia il risultato di una mancata valutazione dell’aggravarsi delle condizioni in cui versano i paesi di provenienza dei migranti. È l’aggravarsi delle guerre e della situazione socio-economica di molti paesi africani ad incentivare l’esodo verso l’Italia, non l’intervento delle Ong, che sarebbero state attaccate solo per allontanare l’attenzione dalle vere cause di tale migrazione.

Ha sortito, però, anche qualche effetto positivo la campagna denigratoria contro le Ong, contribuendo a riportare sotto gli occhi di tutti, anche dei governanti, la grave situazione di esodo verso l’Europa che ha bisogno di essere affrontata una volta per tutte, non potendo i governi disinteressarsene lasciando il compito di attivarsi ad altri.

 

Lorenzo Maria Lucarelli

 

 

 

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